Valzer, Polke e Marce della Vienna imperiale
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fratelli Schrammel
Pareri di Brahms
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LA FAMIGLIA STRAUSS

I sovrani di tutta Europa impazzivano per quel ballo che permetteva a uomini e donne di volteggiare abbracciati stretti stretti e che vide in Johann senior e nei suoi figli dei veri «profeti» Ogni anno, a San Silvestro, quando scocca la mezzanotte, la radio austriaca saluta il nuovo anno diffondendo le note del valzer più famoso di tutti i tempi, Sul bel Danubio blu: senza quella cullante e travolgente melodia, dicono i viennesi, non sarebbe possibile salutare il nuovo anno. E’ un augurio per tutti e un omaggio alla dinastia musicale più amata Vienna: gli Strauss.
Solo la famiglia Bach fu altrettanto dedita alla musica quanto gli Strauss, ma questi, a parte i meriti artistici, più del “gruppo” capeggiato dall'immenso Johann Sebastian seppero interpretare la moda di un'epoca e di una città. «Non c'è vita senza Strauss!», affermavano convinti i sudditi di Ferdinando imperatore e poi di Francesco Giuseppe, e gli Strauss li ricambiavano con un mare di note e offrendo generosamente spunti alle cronache mondane e ai pettegolezzi, protagonisti com'erano di una dynasty fatta d’invidie familiari, amori extraconiugali, divorzi e matrimoni. 

LA MAMMA VOLEVA CHE FACESSE IL RILEGATORE

Capostipite della dinastia fu Johann Strauss padre, che aprì gli occhi al mondo il 14 marzo 1804 nella famiglia di un birraio di Vienna che aveva programmato per il figlio un futuro da rilegatore. Questi, invece, preda del sacro fuoco della musica, si ritrovò giovanissimo e spiantato nella capitale asburgica con la precisa determinazione di dar sfogo alla propria vocazione mentre ancora nelle orecchie gli risuonava minaccioso l'avvertimento della madre: «Finirai a strimpellare il violino in locali di terz'ordine!».
Cosa che puntualmente avvenne, ma la signora non aveva previsto il seguito. Johann fece combutta con un altro giovanotto di talento, Josef Lanner, che guidava un trio al quale Strauss aggiunse la voce della sua viola, dando così vita al quartetto il Quadrifoglio. Il gruppetto si esibiva al Caffè Rehburn, frequentato anche dal grande Schubert, e non mancò di farsi notare. il complesso si ingrandì, fino a diventare una vera orchestra. Il suo marchio di fabbrica era il valzer, il nuovo ballo -peccaminoso- (mai si erano visti prima uomini e donne volteggiare abbracciati così stretti), che faceva letteralmente impazzire i bravi viennesi e che in breve avrebbe conquistato l'Europa.
Nel frattempo Johann aveva sposato la bella e volitiva Anna, figlia del locandiere presso cui alloggiava, portandola via al più mite Lanner. La fanciulla gli darà sei eredi, il primo dei quali, Johann figlio, nato nel 1825, sarà il suo più temibile rivale.
La capitale era allora un'unica sala da ballo. Ogni locale, anche il più modesto, voleva avere la sua orchestrina e la gente li frequentava con pervicace abnegazione: uno aveva addirittura predisposto una sala parto, nel caso qualche cliente rimanesse sorpresa da un lieto evento prematuro. Famosissimo, nella pur breve stagione in cui tenne aperti i battenti, sarà l'Odeon, che disponeva di un giardino d'inverno con 8 mila piante, specchi e fontane a profusione, e offriva un salone in grado di contenere 15 mila persone.
Johann Strauss decise che era giunto il momento di mettersi in proprio. Lasciò l'amico-rivale Lanner e si pose a capo di un complesso di 14 elementi. al quale forni lui stesso i brani da eseguire. E in breve la sua fama crebbe: tutta Vienna ormai conosceva la sua figura svettante là in cima al podio, mentre dominava i suoi orchestrali impugnando il violino come fosse la bacchetta direttoriale. Nel 1832 arrivò la nomina a maestro di cappella dei 1° Reggimento della guardia civica e nel '35 quella ben più sospirata di Direttore dei balli di corte. «Vìenna è ai piedi di Strauss», scrivevano i giornali. E non solo Vienna.
L'Ungheria, la Francia, la Germania impararono ad apprezzare e amare Strauss e la sua musica, mentre lui, consapevole dei propri limiti, studiava composizione e produceva melodie a getto continuo. Nel 1837 l'astuto cancelliere Metternich lo inviò a Londra ad allietare l'incoronazione della regina Vittoria, e in quell'occasione la diciottenne sovrana si lasciò andare a più di un ubriacante giro di valzer.

Srauss 18 anni

dinastia Strauss

TRA PADRE E FIGLIO SCOPPIARONO LITIGI FURIBONDI

I successi pubblici non servirono però a rendere serena la vita in famiglia. Quando il primogenito Johann, detto Schani, incominciò a manifestare lo stesso trasporto paterno per la musica, non prendendo in considerazione l'eventualità di una carriera in banca, il padre andò su tutte le furie: non voleva che al giovane fosse riservata la sua stessa vita da forzato del pentagramma (ma, forse, già in lui serpeggiava il timore di un non improbabile concorrente allo scettro di re del valzer).
Il contrasto fu causa di furibonde liti tra le mura domestiche, delle quali rimase vittima il violino di Schani, mandato in frantumi dal padre. «Poco male, gliene comprerò un altro», sentenziò la madre, e poi, rivolta al marito, aggiunse: «D'altra parte tu non puoi più interferire nella vita dei tuoi figli da quando te ne sei andato con quella là». «Quella là» era Emilie Trampush, piccola modista con la passione del ballo con la quale Strauss ormai conviveva da un anno. La donna gli darà cinque figli, da uno dei quali nel 1849 Johann contrarrà la scarlattina che lo condurrà alla morte.
Il padre ebbe comunque il tempo di assistere impietrito al trionfale debutto del dotatissimo ragazzo, avvenuto al Casinò Dominayer il 15 ottobre 1844, davanti ad un pubblico in delirio che lo sommerse con diciannove richieste di bis. Là in mezzo, con gli occhi lucidi dalla commozione, c'erano mamma Anna, Kathi, la figlia di Lanner, prima fiamma del giovane Johann e destinata a una luminosa carriera nella danza, e il fedele Gustav Lewy, già compagno di scuola di Schani, ora suo impresario e suo futuro editore. Da quel giorno la Vienna danzante si divise in due fazioni: chi era col padre e chi col figlio. Strauss contro Strauss.

straussStrauss

Padre e figlio si trovarono dalla parte opposta della barricata (e non in senso metaforico durante i moti rivoluzionari del '48: con i conservatori il vecchio (e perché non ci fossero dubbi sul suo credo politico comporrà la Marcia di Radetzky), nelle file dei liberali il giovane, con grave rischio per la sua futura carriera una volta sedati i tumulti.
Schani pianse la morte del genitore con un ennesimo valzer, poi unì le due orchestre e si gettò in una frenetica attività che lo portò in giro per l'Europa a mietere successi artistici e mondani. Le donne lo adoravano e lui non era insensibile al loro fascino. Un giorno confidò al fido Lewy di essere un po' preoccupato perché erano ventiquattrore che nessun’ammiratrice gli cadeva ai piedi. Pose gli occhi anche sulla serena bellezza della giovane Karoline, che già se la intendeva col fratello Josef e che sarebbe diventata sua cognata.
Per alcuni anni fu ospite fisso della stagione estiva a Pawiowski, presso San Pietroburgo, invitato dalla zarina di tutte le Russie in persona. Anche là venne osannato come un dio e non mancò di imbastire una turbolenta relazione con una fanciulla di nobile famiglia: e forse fu questa la causa dell'improvviso interrompersi delle sue visite nella terra dello zar, che comunque lo onorò col dono di un meraviglioso orologio.
Il superlavoro e la vita sregolata lo portarono, nel 1853, a un crollo psicofisico, ma dato che gli interminabili impegni andavano onorati, non senza difficoltà mamma Anna e Lewy riuscirono a convincere il fratello minore Josef, avviato a una promettente carriera di ingegnere (aveva già progettato una macchina per pulire le strade) a salire sul podio. E Josef se la cavò benissimo, fino a quando anche lui dovette chiedere il cambio: e fu la volta del giovanissimo Eduard, «il bel Edi», strappato a un brillante avvenire in diplomazia.
Così, quando anche Schani tornò in attività, Vienna si ritrovò con ben otto orchestre che si fregiavano dei nome Strauss, guidate, a rotazione e anche nel corso della stessa serata, dai tre scatenati fratelli. L'azienda di famiglia stava lavorando a pieno ritmo.

COL SUO «DANUBIO» SCHANI CONQUISTÒ PARIGI

Nel 1862 Johann sposò la ex cantante Jetty Treffz, allora mantenuta di un nobile al quale aveva dato sette figli e che secondo alcuni aveva avuto in anni ormai lontani un'avventura nientemeno che con Johann padre. Jetty era una donna piena di fascino e di senso pratico, di otto anni più anziana del marito, al quale si sentiva legata da vero amore e al quale, nel corso degli anni, seppe perdonare le non infrequenti infedeltà.
L'anno seguente, Schani ricevette la tanto sospirata nomina a direttore della musica dell'imperial regio ballo. Nel 1864, quello che allora era considerato il «signore» dell'operetta, il tedesco-parigino Jacques Offenbach, gli disse: «Lei dovrebbe scrivere operette». E in effetti Schani era giunto a un punto di stallo nella propria parabola creativa, anche se i valzer gli sgorgavano dalla penna con immensa facilità e non mancava il plauso dei «grandi». Lo stesso Brahms avrebbe detto: «Questi vorrei averli composti io».
Nel 1867, in occasione dell'Esposizione universale di Parigi, Strauss conquistò la capitale francese con la sua ultima creazione, Sul bel Danubio blu, un motivo che da tempo gli frullava per la mente e al quale fu sufficiente togliere le parole, assolutamente idiote («Viennesi siate giulivi, Olé! Perché?»), per farne un immortale capolavoro. Nel 1872, Schani si recò a Boston per dirigere quello che ormai era il suo valzer più famoso alla guida di un'orchestra di ventimila elementi, ma non si sentiva appagato.
A questo punto, la sua vita ebbe una svolta per merito dell'intraprendente e fedele Jetty, cha a insaputa del marito gli sottrasse alcuni abbozzi di sue composizioni e li affidò, perché venissero corredati da un testo, a Richard Genée, un Kapellmeister del Theater an der Wien. La prova ebbe successo e Strauss si convinse che poteva tentare il grande salto.
Nel frattempo Josef, colto da collasso mentre dirigeva a Varsavia, era morto e la sua scomparsa scavò un primo solco tra Johann e Eduard, che accusava il fratello maggiore di avere sfruttato oltre le sue possibilità fisiche il povero «Pepi».
Il 5 aprile 1874, domenica di Pasqua, il Theater an der Wien, lo stesso che aveva visto la prima del Fidelio di Beethoven, decretò il trionfo del Pipistrello, l'operetta che Strauss aveva scritto in 42 giorni e notti di furioso lavoro. Un suo ritornello, «Felice è chi dimentica / ciò che non si può più mutare», divenne immediatamente un pezzo popolarissimo, che i garzoni dei fornai cantavano per le strade e le dame chiedevano ai tenori di intonare nei loro salotti.
La gioia del trionfo fu in parte offuscata dal sospetto, probabilmente instillato dall'invidioso Eduard, che Strauss avesse utilizzato per il suo capolavoro una partitura che in realtà era stata scritta dal povero Josef. Resta il fatto che Vienna, che solo un anno prima era stata travolta dal crollo della Borsa, trovò in quelle melodie rinnovato gusto per la vita.

MORTA LA MOGLIE SI SPOSÒ ANCORA DUE VOLTE

La felicità fu breve. Nel 1878 la fedele moglie Jetty morì e per il compositore fu un colpo tremendo. Ma, non resistendo alla solitudine sei mesi dopo sposò un'attricetta poco più che ventenne, una certa Lily Dittrich, che il forse troppo solerte Gustav Lewy gli aveva infilato nel letto per cercare di sollevarne la spirito. Il matrimonio finì nell'inevitabile naufragio, con lungo e rissoso strascico legale fino al divorzio, e così, a 62 anni, Schani poté convolare a nozze per la terza volta con Adele Deutsch, vedova di uno Strauss banchiere.
Con Adele trascorse anni sereni, culminati nei festeggiamenti per i suoi 50 anni di attività, con la benedizione dell'imperatore Francesco Giuseppe (cui Strauss aveva dedicato il Kaiser-Walzer). In quel giorno Schani fu ammesso nella Società dagli amici della musica, della quale facevano parte Brahms, Bruckner, Liszt, Verdi e Wagner.
Dopo un estremo ma inutile tentativo di rappacificarsi con il fratello Eduard, il 3 giugno 1899 Johann Strauss figlio moriva in conseguenza di una polmonite che lo aveva assalito mentre dirigeva alla Hofoper l'ouverture dei Pipistrello. Lasciò un
patrimonio di 835 mila fiorini e una miriade di melodie immortali. Eduard Hanslick. il primo e temutissimo critico musicale moderno, la definì «il più originale genio viennese».