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LA FAMIGLIA STRAUSS
LA MAMMA VOLEVA CHE FACESSE IL RILEGATORE Capostipite
della dinastia fu Johann Strauss padre, che aprì gli occhi al mondo il 14 marzo
1804 nella famiglia di un birraio di Vienna che aveva programmato per il figlio
un futuro da rilegatore. Questi, invece, preda del sacro fuoco della musica,
si ritrovò giovanissimo e spiantato nella capitale asburgica con la precisa
determinazione di dar sfogo alla propria vocazione mentre ancora nelle orecchie
gli risuonava minaccioso l'avvertimento della madre: «Finirai a strimpellare
il violino in locali di terz'ordine!». |
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TRA PADRE E FIGLIO SCOPPIARONO LITIGI FURIBONDI
I
successi pubblici non servirono però a rendere serena la vita in famiglia. Quando
il primogenito Johann, detto Schani, incominciò a manifestare lo stesso trasporto
paterno per la musica, non prendendo in considerazione l'eventualità di una
carriera in banca, il padre andò su tutte le furie: non voleva che al giovane
fosse riservata la sua stessa vita da forzato del pentagramma (ma, forse, già
in lui serpeggiava il timore di un non improbabile concorrente allo scettro
di re del valzer).
Il contrasto fu causa di furibonde liti tra le mura domestiche, delle quali
rimase vittima il violino di Schani, mandato in frantumi dal padre. «Poco male,
gliene comprerò un altro», sentenziò la madre, e poi, rivolta al marito, aggiunse:
«D'altra parte tu non puoi più interferire nella vita dei tuoi figli da quando
te ne sei andato con quella là». «Quella là» era Emilie Trampush, piccola modista
con la passione del ballo con la quale Strauss ormai conviveva da un anno. La
donna gli darà cinque figli, da uno dei quali nel 1849 Johann contrarrà la scarlattina
che lo condurrà alla morte.
Il padre ebbe comunque il tempo di assistere impietrito al trionfale debutto
del dotatissimo ragazzo, avvenuto al Casinò Dominayer il 15 ottobre 1844, davanti
ad un pubblico in delirio che lo sommerse con diciannove richieste di bis. Là
in mezzo, con gli occhi lucidi dalla commozione, c'erano mamma Anna, Kathi,
la figlia di Lanner, prima fiamma del giovane Johann e destinata a una luminosa
carriera nella danza, e il fedele Gustav Lewy, già compagno di scuola di Schani,
ora suo impresario e suo futuro editore. Da quel giorno la Vienna danzante si
divise in due fazioni: chi era col padre e chi col figlio. Strauss contro Strauss.


Padre e figlio si trovarono dalla parte opposta della barricata (e non in senso
metaforico durante i moti rivoluzionari del '48: con i conservatori il vecchio
(e perché non ci fossero dubbi sul suo credo politico comporrà la Marcia
di Radetzky), nelle file dei liberali il giovane, con grave rischio per
la sua futura carriera una volta sedati i tumulti.
Schani pianse la morte del genitore con un ennesimo valzer, poi unì le due orchestre
e si gettò in una frenetica attività che lo portò in giro per l'Europa a mietere
successi artistici e mondani. Le donne lo adoravano e lui non era insensibile
al loro fascino. Un giorno confidò al fido Lewy di essere un po' preoccupato
perché erano ventiquattrore che nessun’ammiratrice gli cadeva ai piedi. Pose
gli occhi anche sulla serena bellezza della giovane Karoline, che già se la
intendeva col fratello Josef e che sarebbe diventata sua cognata.
Per alcuni anni fu ospite fisso della stagione estiva a Pawiowski, presso San
Pietroburgo, invitato dalla zarina di tutte le Russie in persona. Anche là venne
osannato come un dio e non mancò di imbastire una turbolenta relazione con una
fanciulla di nobile famiglia: e forse fu questa la causa dell'improvviso interrompersi
delle sue visite nella terra dello zar, che comunque lo onorò col dono di un
meraviglioso orologio.
Il superlavoro e la vita sregolata lo portarono, nel 1853, a un crollo psicofisico,
ma dato che gli interminabili impegni andavano onorati, non senza difficoltà
mamma Anna e Lewy riuscirono a convincere il fratello minore Josef, avviato
a una promettente carriera di ingegnere (aveva già progettato una macchina per
pulire le strade) a salire sul podio. E Josef se la cavò benissimo, fino a quando
anche lui dovette chiedere il cambio: e fu la volta del giovanissimo Eduard,
«il bel Edi», strappato a un brillante avvenire in diplomazia.
Così, quando anche Schani tornò in attività, Vienna si ritrovò con ben otto
orchestre che si fregiavano dei nome Strauss, guidate, a rotazione e anche nel
corso della stessa serata, dai tre scatenati fratelli. L'azienda di famiglia
stava lavorando a pieno ritmo.
COL SUO «DANUBIO» SCHANI CONQUISTÒ PARIGI
Nel
1862 Johann sposò la ex cantante Jetty Treffz, allora mantenuta di un nobile
al quale aveva dato sette figli e che secondo alcuni aveva avuto in anni ormai
lontani un'avventura nientemeno che con Johann padre. Jetty era una donna piena
di fascino e di senso pratico, di otto anni più anziana del marito, al quale
si sentiva legata da vero amore e al quale, nel corso degli anni, seppe perdonare
le non infrequenti infedeltà.
L'anno seguente, Schani ricevette la tanto sospirata nomina a direttore della
musica dell'imperial regio ballo. Nel 1864, quello che allora era considerato
il «signore» dell'operetta, il tedesco-parigino Jacques Offenbach, gli disse:
«Lei dovrebbe scrivere operette». E in effetti Schani era giunto a un punto
di stallo nella propria parabola creativa, anche se i valzer gli sgorgavano
dalla penna con immensa facilità e non mancava il plauso dei «grandi». Lo stesso
Brahms avrebbe detto: «Questi vorrei averli composti io».
Nel 1867, in occasione dell'Esposizione universale di Parigi, Strauss conquistò
la capitale francese con la sua ultima creazione, Sul bel Danubio blu, un
motivo che da tempo gli frullava per la mente e al quale fu sufficiente togliere
le parole, assolutamente idiote («Viennesi siate giulivi, Olé! Perché?»), per
farne un immortale capolavoro. Nel 1872, Schani si recò a Boston per dirigere
quello che ormai era il suo valzer più famoso alla guida di un'orchestra di
ventimila elementi, ma non si sentiva appagato.
A questo punto, la sua vita ebbe una svolta per merito dell'intraprendente e
fedele Jetty, cha a insaputa del marito gli sottrasse alcuni abbozzi di sue
composizioni e li affidò, perché venissero corredati da un testo, a Richard
Genée, un Kapellmeister del Theater an der Wien. La prova ebbe successo e Strauss
si convinse che poteva tentare il grande salto.
Nel frattempo Josef, colto da collasso mentre dirigeva a Varsavia, era morto
e la sua scomparsa scavò un primo solco tra Johann e Eduard, che accusava il
fratello maggiore di avere sfruttato oltre le sue possibilità fisiche il povero
«Pepi».
Il 5 aprile 1874, domenica di Pasqua, il Theater an der Wien, lo stesso che
aveva visto la prima del Fidelio di Beethoven, decretò il trionfo del Pipistrello, l'operetta che Strauss aveva scritto in 42 giorni e notti
di furioso lavoro. Un suo ritornello, «Felice è chi dimentica / ciò che non
si può più mutare», divenne immediatamente un pezzo popolarissimo, che i garzoni
dei fornai cantavano per le strade e le dame chiedevano ai tenori di intonare
nei loro salotti.
La gioia del trionfo fu in parte offuscata dal sospetto, probabilmente instillato
dall'invidioso Eduard, che Strauss avesse utilizzato per il suo capolavoro una
partitura che in realtà era stata scritta dal povero Josef. Resta il fatto che
Vienna, che solo un anno prima era stata travolta dal crollo della Borsa, trovò
in quelle melodie rinnovato gusto per la vita.
MORTA LA MOGLIE SI SPOSÒ ANCORA DUE VOLTE
La
felicità fu breve. Nel 1878 la fedele moglie Jetty morì e per il compositore
fu un colpo tremendo. Ma, non resistendo alla solitudine sei mesi dopo sposò
un'attricetta poco più che ventenne, una certa Lily Dittrich, che il forse troppo
solerte Gustav Lewy gli aveva infilato nel letto per cercare di sollevarne la
spirito. Il matrimonio finì nell'inevitabile naufragio, con lungo e rissoso
strascico legale fino al divorzio, e così, a 62 anni, Schani poté convolare
a nozze per la terza volta con Adele Deutsch, vedova di uno Strauss banchiere.
Con Adele trascorse anni sereni, culminati nei festeggiamenti per i suoi 50
anni di attività, con la benedizione dell'imperatore Francesco Giuseppe (cui
Strauss aveva dedicato il Kaiser-Walzer). In quel giorno Schani fu ammesso
nella Società dagli amici della musica, della quale facevano parte Brahms, Bruckner,
Liszt, Verdi e Wagner.
Dopo un estremo ma inutile tentativo di rappacificarsi con il fratello Eduard,
il 3 giugno 1899 Johann Strauss figlio moriva in conseguenza di una polmonite
che lo aveva assalito mentre dirigeva alla Hofoper l'ouverture dei Pipistrello. Lasciò un
patrimonio di 835 mila fiorini e una miriade di melodie immortali. Eduard Hanslick.
il primo e temutissimo critico musicale moderno, la definì «il più originale
genio viennese».